malattia del sonno

Malattia del sonno (o tripanosomiasi africana): cause e sintomi

Come è ben noto, esistono diverse malattie, anche gravi, che possono essere mischiate dagli animali all’uomo. Le malattie più gravi sono solitamente trasmesse da particolari insetti, come zecche, pappataci, mosche, larve e zanzare.

Si tratta di malattie che possono manifestarsi con sintomi molto fastidiosi, dopo la puntura dell’animale. Queste malattie risultano essere più diffuse nei paesi del terzo mondo, ovvero in quelli sottosviluppati, dove vige sporcizia, acqua non potabile e condizioni decisamente sfavorevoli all’abitazione umana.

Le popolazioni che vivono in questi paesi e in queste condizioni, purtroppo, non hanno modo di proteggersi e curarsi una volta contratte le malattie portate dagli insetti, e molto spesso per loro, data l’impossibilità di adeguate cure, queste malattie risultano essere anche fatali.

Che cos’è la malattia del sonno

La malattia del sonno è anche conosciuta come la tripanosomiasi africana, ovvero il nome scientifico. Si tratta di un’infezione molto diffusa delle zone equatoriali dell’Africa, a causa delle condizioni igienico sanitarie molto scarse diffuse tra i territori della zona.

La malattia del sonno è causata da un parassita, e viene trasmessa all’uomo mediante la puntura di una tipologia di insetto, ovvero delle particolari mosche, che prendono il nome di mosche tse-tse. Ovviamente, non tutte le mosche appartenenti a questa specie possono causare la contrazione della malattia del sonno, ma solo gli esemplari infetti.

malattia del sonno

Come mai la malattia del sonno ha questo nome? Il nome di questa malattia è legato ai sintomi che solitamente si manifestano in seguito all’infezione, che risultano essere la letargia, la cachessia, l’apatia, l’incapacità di alzarsi e di alimentarsi da soli. Questa malattia non risulta essere fatale, soprattutto se presa in tempo, diagnosticata a breve termine dalla puntura e se si comincia subito un trattamento a base di farmaci antibiotici.

Nonostante ciò, i sintomi relativi alla contrazione della malattia del sonno possono protrarsi nel tempo, principalmente a seconda della risposta del sistema immunitario dell’individuo che ha contratto la malattia. I sintomi, quindi, possono durare dai pochi giorni fino ad arrivare ad un periodo di tempo relativo a 6 mesi.

Cause principali

La malattia del sonno, fortunatamente, è diffusa e quindi presente solamente in alcuni territori dell’Africa. le mosche responsabili del diffondersi della malattia del sonno risultano essere più di una variante: la specie che prende il nome di Trypanosoma brucei, infatti comprende due subspecie, dal nome Trypanosoma brucei gambiense e Trypanosoma brucei rhodesiense .

Le due sottospecie sono a loro volta responsabili della presenza di due varianti di malattia del sonno, che prendono il nome di variante rhodesiense e variante gambiense. come detto precedentemente, la malattia del sonno si è diffusa solo in alcune aree dell’africa, e le due varianti stesse colpiscono zone differenti, sia per latitudine che per longitudine. Le cause dell’esistenza della malattia del sonno sono dovute ad una infezione parassitaria dovuta al parassita Trypanosoma brucei, si tratta di un protozoo dotato di flagello.

In seguito, il parassita viene trasmesso all’uomo tramite la puntura delle mosche tse-tse infette. Esistono due sottospecie di Trypanosoma brucei, entrambe responsabili di due tipologie di malattia del sonno diverse.

Il Trypanosoma brucei rhodesiense è responsabile della contrazione della malattia del sonno orientale. Questo parassita risulta essere particolarmente diffuso nelle regioni orientali dell’Africa, motivo del nome di questa variante.

La variante della malattia, quindi, può presentare sintomi che durano dai pochi giorni ai due mesi. La manifestazione iniziale dei sintomi, è indicato che l’individuo che ha contratto questa variante della malattia del sonno si trova già in uno stadio avanzato della malattia, che prevede il coinvolgimento del sistema nervoso centrale e può risultare mortale se non si interviene tempestivamente con un antibiotico.

Il Tripanosoma brucei gambiense è, invece, il parassita della malattia del sonno africana del Gambia, e questa variante è principalmente diffusa nei paesi dell’Africa Occidentale e Centrale. La malattia ha un periodo di incubazione molto lungo, che può durare anche diversi anni prima della manifestazione dei sintomi. Per questo motivo, questa variante di malattia del sonno è considerata cronica.

Sintomi

La malattia del sonno risulta avere diversi sintomi, che appartengono principalmente a due fasi diverse della malattia, la fase emolinfatica, ovvero i sintomi iniziali non appena la malattia viene contratta, e la fase neurologica, ovvero quando il parassita arriva al sistema nervoso centrale. Durante la fase emolinfatica, ovvero il primo stadio, l’individuo che ha contratto l’infezione può manifestare i seguenti sintomi: dolori articolari, febbre intermittente, gonfiore nelle aree corporee colpite dal morso della mosca, ingrossamento dei linfonodi del collo, prurito.

Solitamente, in presenza di questi sintomi è importante intervenire tempestivamente, per far in modo che le condizioni dell’individuo che ha contratto l’infezione non precipitino. Se la malattia non dovesse essere trattata in tempo, è possibile che si presentino altri sintomi, come: anemia, disfunzioni cardiache come ad esempio miocardite e disfunzioni renali.

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Durante la fase neurologica, invece, il parassita raggiunge il sistema nervoso centrale e lo invade, oltrepassando quindi anche la barriera ematoencefalica. I sintomi caratteristici di questa fase risultano essere molto intensi ed importanti, e possono comprendere: alterazioni dell’umore, ansia, apatia, cachessia, debolezza, incapacità di alzarsi e di alimentarsi da soli, mal di testa, sonnolenza incontrollabile, sudorazione.

Se l’individuo non riceve un trattamento tempestivamente, la malattia risulta essere mortale. L’individuo, infatti, andrà in contro ad un progressivo deterioramento mentale, seguito da uno stato comatoso e in seguito da morte.

Come detto precedentemente, l’esistenza di questa malattia è diffusa solo in diverse zone dell’Africa. La malattia del sonno, quindi, non esiste in Italia. Non sono stati resi noti casi di questa malattia presente in altri stati al di fuori dell’Africa, in quanto questa tipologia di mosche, le mosche tse-tse, non sembrano sopravvivere in altre condizioni climatiche.

Come curare la malattia del sonno

Se non trattata tempestivamente, la malattia del sonno può risultare mortale. La morte avviene a causa dei danni cerebrali legati alla contrazione di questa infezione, che portano l’individuo dalla presenza di sintomi altamente disturbanti, al coma e in seguito alla morte.

Il trattamento per questa malattia risulta essere di tipo antibiotico, e la scelta del trattamento viene fatta in base a diversi fattori, come la fase in cui viene diagnosticata la malattia e la variante di parassita che ha infettato l’individuo. Solitamente, la terapia antibiotica prevede l’utilizzo di farmaci come suramina, pentamidina, melarsoprol o eflornitina.

I farmaci utilizzati per il trattamento della malattia del sonno al primo stadio risultano presentare una tossicità molto bassa e risultano anche essere notevolmente semplici da somministrare e ben tollerati dai pazienti.

I principi attivi più utilizzati risultano essere, quindi:

  • Pentamidina, che viene somministrata per via endovenosa o per via intramuscolare: si tratta di principio attivo solitamente ben tollerato dai pazienti e presenta pochi effetti collaterali. Il farmaco però non può essere utilizzato contro le infezioni sostenute dal parassita di tipo rhodesiense.
  • Suramina, che viene somministrato per via endovenosa: si tratta di un principio attivo che comporta diversi effetti collaterali, principalmente legati alle vie urinarie e reazioni allergiche particolarmente intense.

I farmaci utilizzati per la cura della fase neurologica della malattia del sonno, ovvero lo stadio più critico della malattia, risultano essere invece piuttosto tossici. I principi attivi più utilizzati per il trattamento di questa delicatissima fase sono:

  • Melarsoprol, che è un farmaco di derivazione dall’arsenico, che viene somministrato per via endovenosa: il principio attivo può provocare notevoli effetti collaterali, tra cui l’encefalopatia reattiva.
  • Eflornitina, sempre per via endovenosa, risulta essere particolarmente attiva contro la variante gambiense.
  • Nifurtimox + Eflornitina: questa combinazione di farmaci non risulta essere efficace per le infezioni sostenute dalla variante rhodesiense.

Prevenzione

Attualmente, nonostante i numerosi progressi scientifici e farmacologici, non esiste un vaccino o un farmaco per prevenire la malattia del sonno. Esistono, però, diversi modi per proteggersi da questa infezione, adottando principalmente misure preventive finalizzate a ridurre al minimo il contatto con questa tipologia di mosche che trasmettono la malattia.

Prima di tutto, è opportuno evitare le aree totalmente infestate. Questa tipologia di mosche risulta essere meno attiva durante le ore più calde della giornata, ma attacca se infastidita.

L’insetto risulta essere notevolmente attratto dagli oggetti in movimento e dai colori sia molto scuri che molto chiari, ed è in grado di colpire anche tramite vestiti leggeri. Per questo motivo è consigliabile indossare vestiti coprenti di colori neutri, in grado di mimetizzarsi con l’ambiente. Potrebbe essere notevolmente utile anche utilizzare dei repellenti da applicare sui vestiti.

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